Sportweek cover Date: June 3rd, 2000
By: Luca Calamai
Source: Sportweek

Il Dolore Viola

June 9, 2000 - Dopo nove anni di intenso e sofferto amore, il cannoniere di Reconquista ha detto addio alla Fiorentina. Era arrivato semisconosciuto, quasi per caso, nell'agosto del '91. Imponendosi a forza di gol in una squadra che, all'inizio, lo osteggiava. Ora se ne va da eroe. E tra i tifosi toscani è già enorme rimpianto per colui che li ha fatti sognare

C'era una volta un ragazzo di Reconquista che decise di ribellarsi a una vita già scritta da perito elettrotecnico per inventarsi calciatore. Tutte le favole iniziano con un "C'era una volta...". Il Principe Azzurro si chiama Gabriel Batistuta. Vale, più o meno, ottanta miliardi. E piace a tutti. Per quella sua aria da ragazzo ribelle, per quel suo look raffinato che ha già conquistato alcuni famosi stilisti, per la potenza che sprigiona quando si avventa sul pallone e lo scaraventa in rete. Piace anche perchè non è nato campione. Ma lo è diventato. Giorno dopo giorno. Indicando una strada dentro la quale, in fondo, possono infilarsi quasi tutti. Nei suoi soprannomi c'è la storia della sua carriera: prima 'El Gordo' (per i suoi chili di troppo) ed 'El Camion' (per il suo calcio tutto muscoli e niente classe): ora Batman, Terminator, Re Leone. Un eroe capace di accendere la fantasia.

Batigol sbarca a Firenze il 18 agosto del 1991, dopo aver vinto il titolo di capocannoniere in Coppa America. Con lui Irina, la donna della sua vita e due sole valigie. L'Italia è un sogno. E, come spiega ai genitori prima di partire: "Meglio avere dietro poche cose perchè i sogni sono sogni e nella vita bisogna essere sempre preparati a convivere con bruschi risvegli". Per svuotare e riempire due valige occorre poco tempo. Il suo acquisto ha risvolti romanzeschi. I dirigenti viola avevano inviato a Vittorio Cecchi Gori, impegnato per questioni di cinema a Los Angeles, una videocassetta con le prodezze di Diego Latorre, talento argentino scelto per sostituire nei cuori dei tifosi gigliati Robi Baggio. Dieguito non era male. Anzi, serviva molti assist. Il problema è che, poi, quei palloni invitanti venivano tutti scaricati in rete da un giovanottone dai capelli lunghi e biondi. Risultato, Vittorio Cecchi Gori, dopo aver visto per tre volte il filmato, telefona a Firenze e ordina di "lasciar perdere il numero 10 e acquistare il numero 9". Che, tra l'altro, era stato appena scartato da un emissario della Juventus. Il motivo? "Bravo, ma senza i piedi giusti per il calcio italiano".

L'etichetta di 'pupillo del padrone' non aiuta Bati nell'inserimento dentro lo spogliatoio. Sul ponte di comando ci sono due brasiliani: Lazaroni, l'allenatore, e Dunga, il capitano. Gabriel viene emarginato. Boicottato. Buona parte della squadra gli rivolge la parola a fatica. Ma lui non si arrende. Combatte. E vince la sua battaglia il 26 gennaio del 1992, la domenica di Fiorentina-Juventus. "Il clima era quello delle sfide tra Boca e River", ricorda spesso il fuoriclasse argentino. Dopo 8 minuti il Re Leone beffa il portiere bianconero con un perfetto colpo di testa. Lo stadio 'Franchi' diventa una polveriera. E' nato un nuovo idolo. Negli spogliatoi Batigol dedica questa rete speciale al piccolo Thiago, nato un mese prima. Ora ha tre figli (Thiago, Lucas e Joaquin), tutti maschi. Tutti 'fiorentini'. E non è ancora finita. La signora Irina sa benissimo che, prima o poi, dovrà riprovarci. Gabriel vuole una femmina. Per lei ha già scelto anche il nome: si chiamerà Selene.

Cosa ha rappresentato in questi anni Batistuta per la Fiorentina è scritto nei 'numeri'. E' lui che ha regalato alla città la Coppa Italia mettendo in ginocchio l'Inter di Pagliuca e l'Atalanta di Mondonico. E' lui che ha alzato la Supercoppa di lega beffando, all'ultimo minuto, Sebastiano Rossi e il Milan con una punizione entrata nelle leggende metropolitane per l'urlo "Irina te amo". E' lui che battendo tutti i record detenuti da quel formidabile attaccante di nome Kurt Hamrin, ha costretto i biografi della società gigliata a riscrivere le ultime pagine. Ed è ancora lui che, con le sue prodezze, ha dato nobiltà europea alla Fiorentina. Basta ricordare il 'tutti zitti' davanti ai centomila del Nou Camp di Barcellona o quel formidabile destro in corsa contro l'Arsenal che ha spento le luci del mitico tempio di Wembley. Gol. Tanti. Belli. Esplosivi. Festeggiati con mille riti: la corsa alla bandierina, il dito al naso in segno di silenzio, il gesto chiacchierato della mitragliatricee quello, molto piu' dolce, di chi strimpella una chitarra pazzo di gioia.

Cosa rappresenta Batistuta per Firenze invece è scritto questi giorni sui muri, sui cancelli dello stadio, sui pannelli sistemati davanti alla sede, persino davanti all'ingresso degli Uffizi. Dichiarazioni d'amore, cuori trafitti, frasi gonfie di dolore. Gabriel, ormai, era uno di famiglia. Un figlio, un fratello, un amico. Quale altra città al mondo ha avuto la fantasia di regalare a un campione prima una statua (è ancora conservata nei magazzini sotto la curva Fiesole) poi, addirittura, una stella. Che brilla e brillerà per sempre nei cieli sopra l'Argentina. Non solo. "Batistuta è come il David", hanno cantato per anni i tifosi. Lavorando ore e ore sul computer per realizzare un fotomontaggio quasi perfetto tra il volto del campione di Reconquista e il capolavoro di Michelangelo. "Batistuta è parte di Firenze come il Ponte Vecchio", sostengono ora i sostenitori gigliati. Inviando, quotidianamente, centinaia di cartoline a Vittorio Cecchi Gori con la foto del Re Leone immortalata sopra il Ponte Vecchio insieme alla scritta: "Questi gioielli non sono in vendita perché fanno parte della città". I tifosi viola gli hanno regalato anche dieci palloni D'Oro. Di varie grandezze e di vario valore. Con varie dediche. Un tentativo per risarcire Batigol che, nonostante la valanga di reti realizzate, non è mai riuscito ad alzare al cielo questo prestigioso trofeo. Ma lui ha accettato serenamente le regole del gioco. Con la maglia del Milan lo avrebbe conquistato da tempo. Con quella del Manchester United ne avrebbe quasi una collezione.

Ma lui ha scelto un'altra strada. "Mi piacerebbe un giorno vincere lo scudetto, perché un campionato vinto con la Fiorentina ne vale almeno 10 vinti dalla Juventus o dal Milan", ha sempre detto il campione argentino. Firenze lo ama anche per questo. Perché per nove anni Batigol ha accettato di misurarsi con un'impresa impossibile. Sfidando la storia, i potentati. E anche il buonsenso. L'amore di una città vale più di un chilo d'oro zecchino. Ora Batistuta ha molto più di due valigie e un piccolo appartamento in affitto. Ora ha una villa a Fiesole, in uno degli angoli più belli del mondo, e montagne di oggetti preziosi. "Quando immagino il mio futuro, vedo una famiglia riunita a Reconquista con i miei figli che scorazzano tra mucche e cavalli, Irina che insegna nella sua scuola di danza e io che finalmente vado a caccia e pesca tutti i giorni…". Questo ha scritto il Re Leone nel libro autobiografico 'Io Batigol racconto Batistuta'.

Ma ora il progetto è cambiato. Firenze resterà comunque nella sua vita. Come Reconquista. A carriera conclusa lui e Irina si divideranno tra l'Italia e l'Argentina. E la Fiorentina vale ancora una scommessa. In fondo uno scudetto si può vincere anche da dirigente.