"Sogno uno scudetto con la mia Fiorentina, poi nel 2003 potrei tornare a casa"
"Il mio obbiettivo principale è sempre quello: diventare campione d'Italia con la Fiorentina. La Champions League, come il Mondiale, è un'altra cosa, comunque importante. I miei record? Sono arrivati senza pensarci, frutto di tanto lavoro e professionalità"
FIRENZE - Il compleanno della serenità. Gabriel Batistuta oggi festeggia il compimento dei 31 anni, un traguardo importante perchè avviene nel 2000, l'anno che per molto tempo il campione argentino aveva considerato come quello del capolinea, come il punto finale di una carriera entusiasmante, come il momento in cui tornare nella sua Argentina. La realtà per una volta, ha superato i sogni e il Batistuta del 2000 si è scoperto ancora competitivo, affamato di vittorie, di record e, soprattutto, di gol. Tra i regali ne ha trovato uno nuovo e sorprendente. La Gazzetta dello Sport, infatti, ora esce anche in Argentina, abbinata a La Nación. Un evento speciale per il più rappresentativo tra i calciatori argentini, che ha voluto celebrare l'avvenimento con una lunga intervista confessione sul presente, ma soprattutto su di un futuro che si preannuncia intensissimo.
Batistuta, è bello ritrovarsi con i programmi scombinati e la possibilità di inseguire nuovi successi.
"Per ora il mio primo pensiero è restare a Firenze fino al 2003, quando scadrà il contratto che mi lega alla squadra viola. La Fiorentina resterà la mia unica società in Italia e, in fondo, è bello aver dato il massimo per una maglia. La mia carriera, quindi, proseguirà fino ad allora e visto che nel mezzo ci sono i mondiali del 2002 ho un motivo in più per continuare ad altissimo livello".
Allora ha detto addio all'idea di concludere la carriera in Argentina?
"No, l'idea c'è sempre, ma tutto dipenderà da come mi sentirò fisicamente e da cosa potrà offrire il calcio argentino".
In che senso?
"Non seguo molto il campionato del mio Paese, ma da quanto mi raccontano i compagni di nazionale la realtà argentina è semplice: ci sono 3 squadre che stanno bene e tutte le altre in difficoltà. Non è facile trovare un club ad alto livello organizzativo".
-Quindi avrà già pensato cosa farà dopo il 2003?
"Ogni tanto ci penso. C'è una sola certezza: non farò mai l'allenatore. Potrei rimanere nel calcio, magari facendo l'osservatore, oppure insegnando ai bambini a muoversi in questo mondo e i segreti per vivere da sportivi".
- Forse è stato indotto a pensare al futuro quando ha sentito affibiare a qualche giovane argentino l'etichetta di nuovo Batistuta, come sta accadendo a Turdò. Che ne pensa?
Turdò non è il primo. Da un lato la cosa mi fa piacere, vuol dire che per un certo tipo di calciatore sono diventato un punto di riferimento, quantomeno lo sono per chi fa gol. Turdò non lo conosco personalmente, ma ne ho sentito parlare molto bene. Dall'altra parte penso che per i giovani i paragoni non siano giusti. Doversi confrontare quotidianamente con un nome, un po' come accade ai figli dei grandi campioni, rende tutto più difficile. In ogni caso dipenderà comunque tutto da loro".
E nessuno, probabilmente, riuscirà a superare facilmente i suoi record. Ce n'è uno in particolare che la rende orgoglioso?
"Quello dei gol in nazionale mi fa molto piacere, perchè l'Argentina è una squadra apprezzata in tutto il mondo e io ne sono stato protagonista per 10 anni. Gli altri record sono venuti senza pensarci. Sono stati il frutto di un grande lavoro, li considero un premio alla mia professionalità".
Quei record proietteranno la sua immagine nel futuro. Quando qualcuno li batterà, infatti, tornerà protagonista, tutti la cercheranno.
E sarà inutile perchè io riattaccherò il telefono".
Cosa pensa di questo calcio miliardario?
"Questo sport rispecchia la vita. E' evidente che il calcio produce più di altre cose ed è normale che chi ne è protagonista ne benefici. Non mi stupisco per quanto è costato Vieri e per il prezzo di Rivaldo, quelle sono cose evidenti, è dietro le quinte che ci sono le cose più strane".
In che senso?
"Grazie ai calciatori si riempiono gli stadi, noi ci alleniamo, veniamo giudicati, esaltati e fischiati, ma c'è chi non si vede mai e si arricchisce. In ogni caso non vedo pericoli per il futuro, il calcio segue lo sviluppo della società. Non posso prevedere cosa accadrà, ma i calciatori si adegueranno sempre alla situazione economica del momento".
Calciatori che iniziano a farsi sentire anche sulle questioni organizzative, che, ad esempio, protestano per le "notturne".
"E' giusto. Questa professione sta cambiando. Non si tratta più solo di scendere in campo e andare in ritiro, il calciatore, ormai è un'azienda, deve sapersi amministrare".
Qualcuno sta anche chiedendo l'ingresso della magistratura nel calcio.
"Evidentemente ci sono stati dei casi che hanno fatto nascere il sospetto, la gente ne parla, ne discute. A me in ogni cosa non basta il sospetto, mi fa arrabbiare chi denuncia le cose senza mai fornire delle prove. Il problema è che ci sono troppi interessi".
Gli arbitri, intanto, sono sempre nella bufera.
Sempre per lo stesso motivo. Un rigore dato o meno può cambiare le sorti di una stagione, può persino condizionare l'andamento in Borsa. Tutti così sono sotto pressione, tutti sgomitano per conquistare qualche favore".
La crisi della Fiorentina ha fatto allontanare l'obiettivo scudetto. Ora il suo sogno è la Champions League?
"No, il mio obiettivo principale è quello di sempre: conquistare uno scudetto con la Fiorentina. Quest'anno, ormai, non è più possibile, ma dal prossimo potremo rientrare. La Champions League, così come il Mondiale, è un'altra cosa, comunque importante, comunque da conquistare".
A proposito dell'attuale campionato: quasi tutte le squadre in lotta per lo scudetto possono contare su qualche argentino. Lei per chi tifa? Per la lazio che veste anche la stessa maglia dell'Argentina?
"Quella maglia ha in comune con quella della mia nazionale solo i colori, niente altro. In ogni caso resto neutrale. Mi fa piacere, semmai, vedere tanti argentini protagonisti, vuol dire che noi vecchi abbiamo lasciato un segno e siamo diventati garanzia di affidabilità. E' un orgoglio aver aperto insieme a Maradona, Caniggia, Troglio, Balbo e ad altri questa strada. Noi abbiamo aperto la via, ma chi è venuto dopo ha sempre dimostrato di aver meritato questa opportunità".
Può consigliare un giovane campione argentino alle squadre italiane?
Non posso io non seguo il calcio. Non guardo le partite in televisione, non mi interessa quello che accade lontano dalla mia Fiorentina".
Con i suoi gol, però, potrebbe diventare l'arbitro della sfida scudetto tra i suoi amici?
E' possibile, ma in campo penso solo a vincere per la Fiorentina, non a favorire qualcuno".
Per la sua vita invece cosa sogna?
Sto già lavorando su un progetto. Voglio un lavoro che mi presenti delle sfide, come ha fatto il calcio fino ad ora. Non sarà facile, ma ho già delle idee. In Argentina, ad esempio, ho un'azienda che funziona benissimo, in Italia potrei fare altre cose, come ho detto potrebbero essere legate al calcio ma non è certo".
Gabriel Batistuta è nato il 1° febbraio 1969 a Reconquista (Argentina). In Patria ha giocato con Newell's, River Plate (1 scudetto) e Boca Juniors.
Poi è venuto in Italia, nella Fiorentina, stagione 1991-92, e ha esordito contro la Juventus (sconfitto 1-0): ha vinto una Coppa Italia (1996) e una Supercoppa Italia (1996).
Con la nazionale ha vinto le coppe America 1991 e 1993.
Batistuta ha anche il record di gol con la nazionale argentina: 50 reti in 69 gare, ben 14 in più di Maradona.