Gabriel tutto casa, famiglia e gol

Irina Batistuta Date: Dec 12th, 1999
By: Luca Calamai
Source: Gazzetta dello Sport
Translated by: Mari

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FIRENZE — Quindici anni appena compiuti. Tutta fasciata dentro uno splendido vestito rosa. Irina Fernandez festeggia il suo debutto in società al club Sirio-libanese, nel centro di Reconquista. E' la primavera del 1986 e un giradischi propone le canzoni più alla moda. Il rito della presentazione prevede che la regina della serata conceda un ballo a tutti gli invitati. In mezzo a tanti giovanotti c'è anche Gabriel Batistuta. I soliti capelli lunghi, una giacca semplice e una cravatta, prestata da un amico, avvitata al collo con un nodo da marinaio. Nel suo libro «Io Batigol racconto Batistuta» il Re Leone viola spiega: «Irina con gli altri ragazzi ballava cinque minuti, con me appena due. Mi lasciò in mezzo alla sala inebetito e deluso di aver danzato così poco tra le nuvole». La signora Irina ascolta e sorride.

«La verità è che con Gabriel non ho neppure ballato. Lo conoscevo poco. Lo avevo invitato alla festa perché lui voleva incontrare una mia amica. Quel giovanotto aveva una "brutta fama". Era il dongiovanni del paese. Meglio stare alla larga».

L'inizio è in salita. Ma Batistuta non si arrende. Anzi, più la lotta è dura, più lui si esalta. Nella vita come dentro un campo di calcio. Otto mesi di corte serrata fruttano il primo bacio. Poi, il pallone li divide.

«Non sapevo che Gabriel volesse fare il calciatore di professione. Un giorno mi disse: "Irina, devo trasferirmi a Rosario". Non ero tifosa. Avevo altri progetti in testa. Sognavo di fidanzarmi con un avvocato, con un medico. Volevo studiare. Insomma, ognuno per la sua strada. Ci ritrovammo, per caso, proprio a Rosario. Mi ero trasferita per frequentare un corso universitario. Volevo ottenere il diploma per aiutare i bambini che avevano difficoltà ad articolare le parole. Bambini down o bambini che balbettavano. I miei genitori mi avevano sistemato in una pensione simile a un convento di clausura. Non poteva entrare nessun uomo. Neppure mio padre o mio fratello. Gabriel lo incontrai a una festa. Mi chiese di andare a vedere una partita della sua squadra. Lui giocava nella Primavera. Mi disse: "Ti lascio i biglietti all'ingresso". Arrivai puntuale, insieme a un'amica. Ma i biglietti non c'erano. E io non avevo nessuna intenzione di spendere una lira per andare ad assistere a una partita di pallone. Alla fine il guardiano, colpito da improvvisa tenerezza, ci fece entrare gratis. Mancavano pochi minuti al termine del primo tempo. Ma Gabriel non riuscì a segnare».

Irina & Gabriel wedding picture Da quel giorno non si sono più persi. «Ho realizzato di aver sposato un calciatore al momento del matrimonio. Per poter andare in viaggio di nozze abbiamo dovuto celebrare il rito il 28 dicembre. Durante la sosta del campionato. Cosa ricordo di quel fatidico "sì"? Il volto sonnolento di Gabriel durante la cerimonia civile. Io, invece, non avevo chiuso occhio per tutta la notte. Divorata dall'emozione. Però niente lacrime». Quanta dolcezza in queste immagini. E in altre che affiorano, pescate nella memoria.

«Pochi mesi dopo il matrimonio Gabriel piomba a casa e mi dice: "Irina, andiamo in Italia, a Firenze". Era felice. Era la svolta della sua vita professionale. Mi disse: "Mi raccomando, non fare troppi bagagli, giusto il necessario". Sapeva di andare incontro a una sfida. Sapeva che non bastava avere in tasca il biglietto aereo Buenos Aires-Roma per considerare vinta la partita».

Lei ha sacrificato qualche sogno per aiutarlo a diventare un campione. Ma non ha rimpianti. «Il mio rapporto con il calcio? Se in una domenica di sole devo scegliere tra una partita della Fiorentina e un pomeriggio alle giostre con i miei bambini, scelgo quasi sempre le giostre. Lo stadio "vince" quando ci sono gare emozionanti. Tipo Fiorentina-Juventus o Fiorentina-Milan».

Thiago Nelle sue domeniche «nel pallone», mascherata sugli spalti da tifosa qualunque, Irina ha occhi sono per il suo Gabriel. «Quando sono in tribuna soffro per le critiche che vengono rivolte a mio marito. Comunque l'esperto di casa è Thiago, il figlio maggiore. Lui è innamorato del calcio e, per quello che posso capirci, avrebbe anche dei buoni numeri. Ma la vita del calciatore non sempre è una favola. Arrivare è difficile. E ha ragione Gabriel a non voler iscrivere Thiago ad una scuola di addestramento. Il nome Batistuta è un nome pesante. I paragoni sarebbero pane quotidiano. Per il momento mio figlio si sta divertendo giocando a tennis. Se proprio potessi scegliere un futuro sportivo per Thiago preferirei che diventasse un campione di tennis». Thiago è il più grande. Poi ci sono Lukas e Jaquin. Tre maschi.

«Gabriel vorrebbe una bambina. Ha già anche il nome in testa: Selene. In greco vuol dire "luna". In questo momento non sono pronta per una nuova maternità, però una bambina la voglio io e la vuole Gabriel. Le ipotesi sono due: o la scienza inventa un modo per garantire la nascita di una femminuccia oppure tra cinque-sei anni potremmo decidere di adottarla. Un'ipotesi, questa, che stiamo valutando in maniera molto seria. Ci sono tanti bambini abbandonati nel mondo».

Mamma Gloria, quando Batistuta cominciava a diventare Batigol, per scaramanzia si chiudeva in bagno per non seguire in diretta (radio o televisiva) l'andamento delle partite. Un rito che ha «aiutato» il piccolo Gabriel a diventare il Re Leone viola. E la moglie Irina come vive la partita seduta in tribuna?

Gabriel confessing his love on national tv «L'unico momento speciale è quando Gabriel calcia un rigore. Per scaramanzia non guardo il pallone ma i tifosi. E se li vedo saltare per aria tiro un sospiro di sollievo. Vuol dire che è andata bene. Dei tanti gol messi a segno da mio marito ne ricordo uno con particolare affetto. Quale? Quello realizzato nella Supercoppa italiana, a San Siro, contro il Milan. Quando Gabriel urlò davanti al microfono "Irina te amo". Quelle tre parole mi regalarono un'emozione che resterà unica. La nostra è una bella storia. Certo, abbiamo avuto i nostri problemi. Altrimenti non sarebbe un matrimonio ma una telenovela. Ma ho sempre creduto a quel detto che ricorda: "chi semina bene poi raccoglie". Io e Gabriel abbiamo seminato. Il nostro è un amore tutto vivo, tutto vero».

Entriamo nello studio di Canale 10. La signora Batistuta collabora con l'emittente di proprietà della famiglia Cecchi Gori. Ogni settimana intervista un personaggio dello sport, dello spettacolo, della cultura. Quindici minuti a cuore aperto che impreziosiscono la trasmissione «Stadium».

«Mi piacerebbe rivolgere alcune domande a Leonardo Pieraccioni. Credo che mi divertirei come mi sono divertita a intervistare Panariello. In questi casi non è un lavoro ma un giorno di festa».

Poi, sta lavorando a un progetto legato alla danza. O, in generale, alla musica. Una passione vera. «Il mio ballerino preferito è Cortes. Lui è riuscito a modernizzare il flamengo. Ho avuto modo di conoscere Cortes a Viareggio. E' stato un momento di grande emozione. Un altro formidabile ballerino è l'argentino Julio Boca. Dite che Gabriel è un disastro a ballare? Non è vero. E' una voce che lui ha messo in giro per evitare che lo porti in discoteca. Non ama essere al centro dell'attenzione, guardato dalla gente. Come ballerino non è male, come cantante, però, è sicuramente più bravo. Lui conosce a memoria i brani più famosi di Sting o di Phil Collins. Io lego la musica al mio umore. Quando sono depressa ho bisogno di qualcosa che mi dia la carica giusta».

Gabriel & Irina Probabilmente non sarà a Roma per la delicata sfida contro la Lazio. Non mancherà, invece, per Fiorentina-Juventus, che chiuderà il 1999. La sera stessa la famiglia Batistuta partirà per Reconquista. Dove trascorrerà le vacanze di Natale. «Ho già in testa il regalo per Gabriel. Ma è un segreto». Chissà se anche il Re Leone viola ha già pronto il pacchetto per la signora Irina, da sistemare sotto l'albero.

«Gabriel considera i regali una perdita di tempo. Per lui è più importante una parola, un gesto affettuoso, un bacio. Ricordo ancora con gioia la volta che mi regalò un anello che, tra l'altro, mi è stato rubato. Immagino quanto gli deve essere costato andare in un negozio, scegliere il modello, trovare la misura giusta».

Al confronto battere il record di Hamrin è stato uno scherzo.

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