Date: Nov 25th, 1999
Irina: «Gabriel, un duro così tenero»
Irina Batistuta si racconta. Lo fa per la prima volta per La Nazione e il
ritratto che ne esce fuori è quello di una donna bella dentro. Una
madre e una moglie come tante con un'umiltà di fondo che
l'accompagna fin dal primo giorno in Italia e che adesso l'aiuta nel
lavoro di intervistatrice. E nemmeno ha la pretesa, Irina, di non essere
considerata la moglie di…Conosce bene le regole del gioco, anche se
in questi otto anni fiorentini la riservatezza è stata forse la sua prima
virtù. Sa però chi ha sposato e rivivrebbe tutto fin dal principio.
Insomma, non ha rimpianti e di questi tempi non è poco.
«Quando dissero a Gabriel del trasferimento in Italia ero
all'università, al secondo anno. Studiavo medicina, volevo aiutare i
ragazzi handicappati a parlare, ma lavoravo anche in una scuola di
ballo perché mi piaceva avere un minimo di indipendenza economica.
Dell'Argentina ricordo soprattutto le case, che sono più moderne. Là
c'è più verde, moltissime abitazioni hanno il giardino. A scuola ci
facevano studiare l'Italia a geografia, ma non ci insegnavano la lingua,
per questo all'inizio è stata dura: non capivo quello che mi dicevano.
Al momento della partenza ero al quinto mese di gravidanza e dovevo
prendere una decisione immediata: dissi di sì subito, di istinto, non
potevo lasciare Gabriel solo nella nuova realtà. Immaginavo che
avrebbe avuto dei problemi e se avessi aspettato ancora qualche
settimana non mi avrebbero più lasciato volare».
«Mi è piaciuta subito e abbiamo avuto la fortuna di trovare immediatamente amici veri: Lisetta e Stefano, la famiglia Iachini. Il mangiare non è mai stato un problema, in fondo anche qui c'è il culto della carne ed io ho imparato a cucinare. Anche Gabriel se la cava e, se dovesse stare da solo una settimana, non morirebbe certo di fame. Le sue specialità sono l'asado e le braciole. I primi anni eravamo convinti che saremmo sicuramente tornati in Argentina a fine carriera, adesso lo siamo un po' meno, anche se Gabriel ha fatto un grosso investimento che per adesso è seguito da suo padre, che prima o poi però andrà in pensione. Credo che anche per Rui Costa non sarà così facile andare via da questa città»». Io e il calcio
«Non mi piaceva da ragazza e
ancora oggi non riesco a capire il fanatismo che lo circonda. Per
esempio, non andrei mai da un campione a chiedergli un autografo.
All'inizio, lo confesso, è stata dura. Le ammiratrici, la mancanza di
privacy, essere sempre al centro dell'attenzione. Poi ho capito e
accettato. Il calcio però rimane sempre fuori dalla nostra porta di
casa e, a parte i primi mesi difficili, non ricordo una volta in cui Gabriel
abbia scaricato gli inevitabili momenti negativi in famiglia. Spero che a
fine carriere lui resti nel calcio, non che sia un patito del pallone, solo
che non mi va di vederlo gironzolare per la casa in pantofole o stare
fisso davanti alla televisione. Se lo farà, ma non credo proprio
conoscendo il suo carattere, ci penserò io a dargli una scossa.
Sarebbe bello vederlo insegnare ai ragazzini i segreti del suo
mestiere»».
«Fare la moglie, così come la mamma, è un
mestiere che non si impara, ma un'esperienza da vivere giorno per
giorno. Essere da soli a Firenze ha contribuito ad unirci perché all'inizio
era un po' come vivere da naufraghi in un'isola deserta. Se fossimo
andati in un'altra città forse sarebbe successo lo stesso, o forse no,
perché con i figli adesso tutto è diverso. Comunque sono contenta di
essere rimasta a Firenze. Non è vero, come ho letto, che Gabriel sia
incapace di un gesto affettuoso. La sua famiglia lo ha
responsabilizzato fin da piccolo e anche lui con Thiago, il nostro figlio
più grande, ha fatto lo stesso, ma poi con gli altri si è molto
ammorbidito... Viviamo una vita normale, andiamo poco nei locali, ma
se siamo fra amici anche lui si lascia andare e si mette pure a ballare
con me. Anzi, come ballerino è bravissimo, solo che in pubblico
avrebbe tutti gli occhi addosso. Gelosa? All'inizio moltissimo, ora il
giusto».
«Thiago, otto anni, ha un po' lo stesso carattere
di Gabriel, è molto responsabile e tiene testa al padre con caparbietà.
Già adesso faccio da mediatrice tra loro due. Thiago parla un po' di
spagnolo, ma soprattutto è attaccato a Firenze e ai suoi amici e ogni
tanto se ne esce con qualche espressione tipicamente toscana.
Lucas, tre anni, è il più coccolone, mentre Joaquin, un anno e mezzo,
è il più furbo e ha già capito come si fa a rigirarci tutti. La femmina
rimane un desiderio e può darsi che fra qualche anno ci provi ancora,
a patto che venga fuori un metodo per stabilire prima il sesso del
nascituro. Non ho preferenze fra i tre, semmai rischierò di essere
troppo dolce con un'eventuale bambina».
«Sono una credente e cerco di non fare mai agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me. Non invidio nessuno, non è nel mio carattere, e la donna che ho più ammirato è stata Madre Teresa di Calcutta. Mi piaceva la forza che sapeva tirare fuori in ogni situazione»». Io e il lavoro
«L'esperienza di Canale Dieci è un primo passo importante. Mi ci sono
avvicinata sapendo di avere tutto da imparare e cerco di seguire i
consigli di Paolo Del Bianco e Olivia Verdiani che mi seguono in tutti i
servizi. La passione è la danza e il sogno è realizzare un programma di
fitness in tv, forse aprire una palestra. La popolarità non mi interessa
e meno che mai il fatto di essere riconosciuta. Gabriel non si è mai
opposto al fatto che lavorassi, anzi mi diceva spesso che dovevo fare
qualcosa. Quando gli ho detto di Canale Dieci e delle interviste è
rimasto solo un po' sorpreso, forse come i telespettatori…»
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